Linguaggio sessista in politica: come le parole alimentano discriminazione e disuguaglianza

17
Jun

Linguaggio sessista in politica: come le parole alimentano discriminazione e disuguaglianza

Le parole contano. Il sessismo nella politica è un ferita alla democrazia

C’è un confine che la politica non dovrebbe mai oltrepassare: quello del rispetto della persona. Eppure, troppo spesso, quando il confronto si fa aspro, le donne diventano il bersaglio di parole, allusioni e stereotipi che nulla hanno a che vedere con il merito delle idee e molto con una cultura che continua a considerarle interlocutrici “diverse”, da ridimensionare, ridicolizzare o delegittimare.

Gli episodi che hanno animato il dibattito pubblico negli ultimi giorni ne sono una dimostrazione evidente.

Quando una donna impegnata nelle istituzioni viene invitata a “prendere la scopa”, il messaggio che passa non è una semplice battuta. È il richiamo ad uno stereotipo antico, che vorrebbe confinare le donne ad un ruolo subordinato, domestico, lontano dai luoghi delle decisioni e del potere. Allo stesso modo, quando si minimizza il valore delle battaglie contro la violenza di genere o si derubricano a esagerazioni le rivendicazioni delle donne per il rispetto e l’uguaglianza, si contribuisce ad alimentare una cultura che continua a mettere in discussione la piena dignità femminile.

Non è una questione di appartenenza politica. Le idee possono e devono confrontarsi anche duramente. Ma una democrazia matura si misura dalla capacità di discutere senza ricorrere a linguaggi che richiamano alla subordinazione di una persona per il solo fatto di essere donna.

Le parole non sono mai neutre. Costruiscono immaginari, consolidano modelli culturali, legittimano comportamenti. Quando una donna viene associata al lavoro domestico per sminuirne il ruolo politico, quando viene giudicata con categorie che non verrebbero mai utilizzate per un uomo, quando si ricorre ad espressioni sessiste per zittire o ridicolizzare un’avversaria, si trasmette un messaggio preciso: la donna non è considerata sullo stesso piano dell’uomo nel confronto pubblico.

È proprio così che si alimenta quel terreno culturale sul quale prosperano discriminazioni, disuguaglianze e violenze. Il sessismo non inizia con la violenza fisica. Inizia molto prima. Inizia nelle parole, nelle battute, negli stereotipi, nelle espressioni che umiliano e relegano le donne ad un ruolo inferiore.

Per questo non possiamo archiviare questi episodi come semplici scivoloni verbali. Ogni volta che il linguaggio sessista viene tollerato o addirittura giustificato, arretriamo rispetto alle conquiste ottenute da generazioni di donne che hanno lottato per il diritto allo studio, al lavoro, alla rappresentanza politica e alla piena cittadinanza.

Le parole contano. E chi ricopre ruoli istituzionali ha una responsabilità ancora maggiore. Perché il linguaggio pubblico educa, orienta, crea modelli e legittima comportamenti.

Come donne democratiche e come Partito Democratico non possiamo restare in silenzio di fronte a un clima che rischia di normalizzare nuovamente espressioni e atteggiamenti che credevamo superati. La battaglia per la parità non si combatte soltanto nelle leggi, ma anche nella cultura e nel linguaggio.

In Abruzzo, come nel resto del Paese, abbiamo il dovere di continuare a costruire una società in cui le donne siano giudicate per le loro competenze, per le loro idee e per il loro impegno, non per il loro genere. Una società nella quale il dissenso politico non si trasformi mai in offesa sessista.

Più si normalizzano certe espressioni, più si legittima una cultura che continua a considerare le donne un passo indietro rispetto agli uomini. E ogni volta che questo accade perdiamo un pezzo delle conquiste ottenute e rischiamo di cancellare anni di battaglie per l’uguaglianza, la dignità e la libertà femminile.

Per questo è necessario reagire ogni volta, senza esitazioni. Perché le parole costruiscono il futuro. E il futuro che vogliamo non può avere spazio per il sessismo, dentro e fuori le istituzioni.

Avv. Ta Manola Di Pasquale

Delegata nazionale conferenza delle donne democratiche