Caro Gatti…

03
May

Caro Gatti…

Alcuni anni fa, coscientemente, ho fatto una scelta ben precisa: fare politica attiva aderendo ad un partito.
L’ho fatto perché il mio impegno civico fosse sempre orientato al bene comune, nell’affermazione dei principi dell’uguaglianza, della solidarietà e sempre in difesa dei diritti fondamentali delle persone e dell’ambiente.
Il partito è una comunità, che vive e pensa, che elabora progetti, programmi e che cerca soluzioni. Un piccolo mondo, nel quale si esaltano i valori e i principi del vivere civile e nel quale il personalismo deve lasciare spazio alla condivisione e alla compartecipazione.

L’esatto opposto di quella supremazia dell’ “IO” e di quei progetti di corto respiro, che nascono per durare solo lo spazio di una tornata elettorale e che poi scompaiono, lasciando la tristezza infinita di un cimitero di aridi personalismi.

Militare in un partito, significa anche sostenere attraverso un impegno diretto, il progetto condiviso della crescita di un territorio e di una comunità, amplificandone i valori e i principi che incarna.

Ci si candida nelle fila di un partito, quindi, non per appagare l’interesse personale, ma per sostenere il progetto che si condivide con gli altri, per l’attuazione e la riaffermazione dei valori in cui si crede.
Per spendersi per il bene comune e per la collettività.
Valori, principi, ideali, che nulla hanno a che fare con la corsa spasmodica al voto, tesa solo all’affermazione di una leadership solitaria, che possa portare all’appagamento di un “io” sproporzionato.
Bisogna dunque spiegare all’ ”uomo politico” di questi tempi, che fare politica, per il bene comune, significa anche accettare di competere elettoralmente, pur sapendo che non si verrà eletti.
Non è un demerito, come vorrebbe farlo apparire alcuno, nel solo intento di sminuire il valore della persona, ma è riconoscersi in obiettivi comuni, scevri da personalismi, ma sempre protesi al perseguimento dei più importanti interessi collettivi. Se fai parte di una comunità che afferma valori e principi in cui credi, ti candidi se ti viene chiesto, per dare il tuo contributo piccolo o grande che sia, per il raggiungimento dell’obiettivo comune.

E’ qualcosa di più “alto” e di più nobile, di una candidatura magari sicuramente vincente, ma arida perché fine a se stessa.

La politica, è partecipazione: un valore che va ritrovato e protetto, soprattutto in questo tempo malato di egoismi e arroganze, nel quale la funzione più vera dei partiti nella comunità si va sempre più perdendo.
Mi rendo conto, che per alcune persone che usano la Politica per scopi ed interessi egoistici e per il solo soddisfacimento di impulsi narcisistici, questo è un concetto difficile da capire.

Si è vero, caro Paolo Gatti, mi sono candidata e non sono stata eletta, ma sono orgogliosa di ogni mia candidatura, perché era il mio modo di mettermi al servizio del mio territorio, dei miei valori, della mia comunità e del partito a cui appartengo.

Con la mia diretta partecipazione alla competizione elettorale, ho sempre abbracciato e condiviso un progetto e riaffermato i valori in cui credo.
E’ così difficile capirlo? .
Ho scelto di far parte di una comunità – partito.
Il confronto politico anche aspro è sempre costruttivo, ma solo se viene fatto sui temi e punti di vista divergenti, senza affermare la propria ragione denigrando l’avversario.

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